Durante l'intervento o come conseguenza dell'intervento si possono verificare le seguente complicazioni: L'emorragia: il sangue si può raccogliere nel collo e comprimere le vie respiratorie. In tal caso la ferita va riaperta immediatamente, e il paziente va rioperato immediatamente. Raramente vi sono perdite di entità tale da richiedere una trasfusione di sangue.
• L'ipoparatiroidismo: consiste nella scarsa funzionalità delle ghiandole paratiroidi, deputate a mantenere un adeguato livello di calcio nel sangue. Dopo tiroidectomia l'ipoparatiroidismo si verifica molto frequentemente in quanto le ghiandole paratiroidi condividono gli stessi vasi che nutrono la tiroide e che vengono sezionati per asportarla. In genere, dopo l'intervento, vengono fatti dei prelievi di sangue per misurare la calcemia e/o il calcio ionizzato in modo da prevenirla con un'adeguata profilassi a base di Calcio e vitamina D. L'ipoparatiroidismo si manifesta con dei formicolii alle dita delle mani o attorno alla bocca (in gergo tecnico chiamate "parestesie") e solo eccezionalmente con tetania paratireopriva. Normalmente l'iperparatiroidismo persiste solo per pochi giorni dopo l'intervento, quindi si ha il ripristino spontaneo dei fisiologici valori di calcemia. Solo in rari casi (completa asportazione di tutte le ghiandole paratiroidee) è necessaria una terapia con calcio "a vita".
• L'ipotiroidismo
• La lesione di uno o di entrambi i nervi laringei inferiori o ricorrenti
• La lesione di uno o di entrambi i nervi laringei superiore
• Crisi tireotossiche: le manovre di trazione e spremitura della ghiandola nel corso dell'intervento chirurgico possono provocare un'aumentata immissione in circolo degli ormoni tiroidei; sono più facilmente riscontrabili in patologie da iperfunzione tiroidea (malattia di Basedow) e si manifestano tipicamente con tachicardia, sudorazione, agitazione psicomotoria, tremori diffusi di vario grado fino, raramente, allo scompenso cardiaco acuto (specie in individui con pre-esistente malattia cardiaca di base). La sintomatologia si protrae generalmente per pochi giorni dall'intervento, fino ad esaurirsi spontaneamente.
martedì 14 settembre 2010
mercoledì 18 agosto 2010
TIROIDECTOMIA

La tiroidectomia è l'intervento chirurgico per l'asportazione della tiroide in maniera completa (totale) o incompleta (subtotale) specificando il lato in cui viene lasciato un residuo tiroideo. Questo intervento viene eseguito comunemente per gozzo multinodulare, tumore della tiroide, e ipertiroidismo (malattia di Graves-Basedow nei casi non passibili di terapia radiometabolica, struma basedowizzato). La tecnica chirurgica prevede una incisione cutanea alla base del collo in sede anteriore, generalmente praticata due dita sopra la fossetta del giugulo ("cervicotomia a collare secondo Kocher").A seconda dei casi vengono posizionati uno o due drenaggi talora in aspirazione, lateralmente o inferiormente alla ferita, per facilitare l'accollamento dei piani e per rimuovere eventuali secrezioni sierose ed ematiche nelle logge. Il drenaggio abitualmente si rimuove dopo 48 ore. Vi sono tuttavia condizioni patologiche per cui si rende necessario allargare il campo operatorio con una sternotomia mediana. Tali situazioni sono principalmente rappresentate da gozzi cosiddetti "immersi" (ampiamente estesi al di sotto dello stretto toracico superiore), con impossibilità di lussazione esterna dei lobi per via unicamente cervicotomica. Inoltre, la sternotomia è indicata anche per un tentativo di radicalità oncologica, quando possibile, in casi di neoplasie nel contesto del gozzo immerso che infiltrano le strutture mediastiniche.
domenica 25 luglio 2010
CARCINOMA DELLA TIROIDE
• Carcinoma papillare
Rappresenta il 60-70 % di tutti i carcinomi, è più frequente in pazienti giovani, al di sotto dei 40 anni, è caratterizzato dal minor grado di malignità che tende comunque ad aumentare nei pazienti più anziani, l’accrescimento e lento. Si presenta come un nodulo duro, ben distinto dai tessuti circostanti.
• Carcinoma follicolare
• Carcinoma anaplastico
Rappresenta il 5-10% di tutti i carcinomi, si trova principalmente negli anziani, ha un’alta malignità. E’ caratterizzato dall’ingrossamento rapido e doloroso della massa.
• Esiste un altro tipo di carcinoma che deriva dalle cellule del tessuto parafollicolare della tiroide che producono la calcitonina. In questo caso si parla di Carcinoma midollare.
Il Carcinoma midollare colpisce in genere soggetti al di sopra dei 50 anni. E’ caratterizzato da alcune peculiarità: secerne calcitonina, può esserci familiarità, può essere associato ad altri tumori o patologie dell’apparato endocrino. Il nodulo è duro, fisso, ben demarcato ma non capsulato, spesso associato a linfonodi laterocervicali. Il dosaggio della calcitonina nel sangue è un importante elemento diagnostico
Rappresenta il 60-70 % di tutti i carcinomi, è più frequente in pazienti giovani, al di sotto dei 40 anni, è caratterizzato dal minor grado di malignità che tende comunque ad aumentare nei pazienti più anziani, l’accrescimento e lento. Si presenta come un nodulo duro, ben distinto dai tessuti circostanti.
• Carcinoma follicolare
• Carcinoma anaplastico
Rappresenta il 5-10% di tutti i carcinomi, si trova principalmente negli anziani, ha un’alta malignità. E’ caratterizzato dall’ingrossamento rapido e doloroso della massa.
• Esiste un altro tipo di carcinoma che deriva dalle cellule del tessuto parafollicolare della tiroide che producono la calcitonina. In questo caso si parla di Carcinoma midollare.
Il Carcinoma midollare colpisce in genere soggetti al di sopra dei 50 anni. E’ caratterizzato da alcune peculiarità: secerne calcitonina, può esserci familiarità, può essere associato ad altri tumori o patologie dell’apparato endocrino. Il nodulo è duro, fisso, ben demarcato ma non capsulato, spesso associato a linfonodi laterocervicali. Il dosaggio della calcitonina nel sangue è un importante elemento diagnostico
giovedì 15 luglio 2010
TIROIDITI
Questo termine comprende più patologie caratterizzate da un processo infiammatorio della tiroide ma a diversa eziologia. Le forme più comuni sono:
· Tiroidite di Hashimoto
E’ una infiammazione cronica della tiroide, causata da fattori autoimmunitari, cioè l’organismo produce anticorpi contro il proprio tessuto tiroideo. Questa patologia è una delle cause più comuni di ipotiroidismo primario. La frequenza è maggiore nel sesso femminile. La ghiandola appare ingrossata, si ha il gozzo. Gli esami di laboratorio inizialmente mostrano un rialzo dei titoli anticorpali antitiroide con valore degli ormoni tiroidei normali. Successivamente si instaura ipotiroidismo.
· Tiroidite subacuta di De Quervain
E’ un’infiammazione acuta della tiroide, causata probabilmente da virus. Il paziente lamenta i sintomi classici dell’infiammazione, caratteristicamente febbre e mal di collo. Nei primi stadi della malattia si rileva agli esami di laboratorio una condizione di ipertiroidismo. In questo caso la malattia guarisce e solo occasionalmente evolve in ipotiroidismo.
· Tiroidite silente
E’ un’infiammazione della tiroide che si instaura in maniera subdola. La frequenza è maggiore nelle donne, più comunemente nel periodo successivo al parto. La tiroide si ingrossa, ma non è dolente. Nei primi stadi della malattia si può riscontrare agli esami di laboratorio ipertiroidismo che può evolvere in ipotiroidismo. Queste alterazioni sono transitorie, la malattia si risolve
· Tiroidite di Hashimoto
E’ una infiammazione cronica della tiroide, causata da fattori autoimmunitari, cioè l’organismo produce anticorpi contro il proprio tessuto tiroideo. Questa patologia è una delle cause più comuni di ipotiroidismo primario. La frequenza è maggiore nel sesso femminile. La ghiandola appare ingrossata, si ha il gozzo. Gli esami di laboratorio inizialmente mostrano un rialzo dei titoli anticorpali antitiroide con valore degli ormoni tiroidei normali. Successivamente si instaura ipotiroidismo.
· Tiroidite subacuta di De Quervain
E’ un’infiammazione acuta della tiroide, causata probabilmente da virus. Il paziente lamenta i sintomi classici dell’infiammazione, caratteristicamente febbre e mal di collo. Nei primi stadi della malattia si rileva agli esami di laboratorio una condizione di ipertiroidismo. In questo caso la malattia guarisce e solo occasionalmente evolve in ipotiroidismo.
· Tiroidite silente
E’ un’infiammazione della tiroide che si instaura in maniera subdola. La frequenza è maggiore nelle donne, più comunemente nel periodo successivo al parto. La tiroide si ingrossa, ma non è dolente. Nei primi stadi della malattia si può riscontrare agli esami di laboratorio ipertiroidismo che può evolvere in ipotiroidismo. Queste alterazioni sono transitorie, la malattia si risolve
sabato 10 luglio 2010
L'ITER DIAGNOSTICO
L'iter diagnostico ha lo scopo di distinguere la natura maligna da quella benigna del nodulo tiroideo, descriverne la sue dimensioni e la struttura, l'eventuale appartenenza ad un gozzo semplice o multinodulare, ad una tiroidite cronica o subacuta.
Elementi di allarme sono:
· precedente irradiazione del collo
· incremento volumetrico dei linfonodi laterocervicali
· rapida crescita
· aumento della consistenza
· disturbi da compressione (disfonia, disfagia)
· precedenti casi di cancro tiroideo nella famiglia.
Elementi di tranquillità sono (ma non escludono assolutamente la necessità di indagini):
· comparsa immediata, con dolore acuto e tensione
· rilievo concomitante di sintomi tipici dell'ipertiroidismo (tachiaritmia etc.)
Le indagini sono sia laboratoristiche che strumentali ed eventualmente anche citomorfologiche.
INDAGINI DI LABORATORIO
· Valutazione della funzione tiroidea attraverso il dosaggio del TSH e degli ormoni tiroidei FT3, FT4. Il riscontro di un aumento degli ormoni tiroidei (particolarmente dell'FT3) potrebbe deporre per un nodulo iperfunzionante (adenoma tossico) mentre valori bassi (FT4) con TSH aumentato sono più tipici ad esempio di una tiroidite cronica autoimmune con ipotiroidismo.
· Dosaggio della Calcitonina: utile identificare od escludere la presenza di un carcinoma midollare della Tiroide.
· Dosaggio degli anticorpi antitireoglobulina (TgAb) e antitireoperossidasi (TPOAb): la loro identificazione e titolazione aiuta ad identificare un eventuale processo autoimmune cronico (Tiroidite di Haschimoto
INDAGINI STRUMENTALI
· L'ecografia tiroidea ha un ruolo molto importante. Evidenzia il nodulo tiroideo, le sue dimensioni, la sua struttura e descrive anche il contesto ghiandolare nel quale si trova; può inoltre descrivere la presenza di linfoadenomegalie (ingrandimento dei linfonodi) locoregionali (vicini).
·
INDAGINI CITOMORFOLOGICHE
· L'agoaspirato costituisce una preziosissima indagine nella diagnosi differenziale tra noduli tiroidei benigni e maligni. Con un ago e sotto controllo ecografico si procede alla aspirazione del nodulo e le cellule così asportate vengono sottoposte a indagine.Come regola tutti i noduli palpabili di dimensioni superiori ad 1 cm dovrebbero essere sottoposti a questa procedura
Elementi di allarme sono:
· precedente irradiazione del collo
· incremento volumetrico dei linfonodi laterocervicali
· rapida crescita
· aumento della consistenza
· disturbi da compressione (disfonia, disfagia)
· precedenti casi di cancro tiroideo nella famiglia.
Elementi di tranquillità sono (ma non escludono assolutamente la necessità di indagini):
· comparsa immediata, con dolore acuto e tensione
· rilievo concomitante di sintomi tipici dell'ipertiroidismo (tachiaritmia etc.)
Le indagini sono sia laboratoristiche che strumentali ed eventualmente anche citomorfologiche.
INDAGINI DI LABORATORIO
· Valutazione della funzione tiroidea attraverso il dosaggio del TSH e degli ormoni tiroidei FT3, FT4. Il riscontro di un aumento degli ormoni tiroidei (particolarmente dell'FT3) potrebbe deporre per un nodulo iperfunzionante (adenoma tossico) mentre valori bassi (FT4) con TSH aumentato sono più tipici ad esempio di una tiroidite cronica autoimmune con ipotiroidismo.
· Dosaggio della Calcitonina: utile identificare od escludere la presenza di un carcinoma midollare della Tiroide.
· Dosaggio degli anticorpi antitireoglobulina (TgAb) e antitireoperossidasi (TPOAb): la loro identificazione e titolazione aiuta ad identificare un eventuale processo autoimmune cronico (Tiroidite di Haschimoto
INDAGINI STRUMENTALI
· L'ecografia tiroidea ha un ruolo molto importante. Evidenzia il nodulo tiroideo, le sue dimensioni, la sua struttura e descrive anche il contesto ghiandolare nel quale si trova; può inoltre descrivere la presenza di linfoadenomegalie (ingrandimento dei linfonodi) locoregionali (vicini).
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INDAGINI CITOMORFOLOGICHE
· L'agoaspirato costituisce una preziosissima indagine nella diagnosi differenziale tra noduli tiroidei benigni e maligni. Con un ago e sotto controllo ecografico si procede alla aspirazione del nodulo e le cellule così asportate vengono sottoposte a indagine.Come regola tutti i noduli palpabili di dimensioni superiori ad 1 cm dovrebbero essere sottoposti a questa procedura
martedì 29 giugno 2010
IL GOZZO TIROIDEO

Un’altra patologia della tiroide molto frequente è il gozzo (gozzo semplice, uninodulare, multinodulare)
Si tratta di una neoformazione rotondeggiante, singola o multipla (gozzo multinodulare), solida o cista (talvolta mista) che può raggiungere dimensioni talvolta anche di qualche centimetro determinando disturbi da compressione sugli organi vicini.
Le cause del gozzo possono essere molteplici e spesso anche molto diverse tra loro. Il risultato finale è, in ogni caso, la comparsa, più o meno rapida, di una tumefazione al collo che nei casi più avanzati può addirittura comprimere gli altri organi vicini, causando diversi sintomi compressivi come la difficoltà a deglutire, a respirare o molto più semplicemente la sensazione di un peso al collo.
Come tutti gli altri organi, anche la tiroide può essere soggetta a processi infiammatori determinando, quindi, il quadro di tiroidite che può manifestarsi, in modo più o meno acuto, con un dolore al collo e con una serie di sintomi correlabili all’iper o all’ipotiroidismo, o se si sviluppa in modo cronico, senza necessariamente provocare, all’inizio, dei sintomi evidenti
sabato 26 giugno 2010
IL NODULO TIROIDEO

Circa il 6,4% delle donne ha un nodulo tiroideo.
Il nodulo tiroideo costituisce la più frequente patologia tiroidea e come tutte le malattie della Tiroide incide più frequentemente nella donna rispetto all'uomo colpendo circa il 6,4 % di quelle con età tra i 30 ed i 59 anni. In realtà probabilmente la sua incidenza è ancor più alta (nei riscontri autoptici si arriva quasi al 50% dei casi) ma non diagnosticata per assenza di sintomatologia. La sua prevalenza nella popolazione generale aumenta progressivamente con l'età e talvolta si accompagna ad un ingrandimento della ghiandola (gozzo).
La natura dei noduli tiroidei è nella gran parte dei casi benigna, particolarmente nella donna; solo il 5-6% ha un'origine tumorale (carcinoma papillare il più frequente
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